PALERMO (ITALPRESS) – Si chiude la porta dell’Università, si apre il portone del mondo del lavoro. Un momento che gli studenti neolaureati hanno festeggiato con l’ormai tradizionale Graduation Day, svoltosi al campus di viale delle Scienze e suggellato, sul modello americano, dal lancio collettivo del tocco. All’evento, svoltosi nel piazzale antistante al dipartimento di Ingegneria, hanno aderito 730 ragazzi circa, laureati nelle sessioni di marzo, luglio e ottobre.
A distinguere i corsi di studio sono i colori del cordoncino del tocco: azzurro per Scienze giuridiche ed economico-sociali, viola per l’Area del sapere politecnico, arancione per Scienze umane e del patrimonio culturale, rossi per Medicina e chirurgia e verdi per Scienze di base e applicate.
Presenti tra gli altri il rettore Massimo Midiri, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e il presidente del Palermo Fc Dario Mirri. “Per noi è una giornata di festa reale, perché questo percorso vuole vedere i nostri ragazzi sempre più collegati al mondo del lavoro – sottolinea Midiri, – Non si celebra solo un titolo di studio, ma un titolo di studio in grado di creare capacità occupazionali corrette. I dati Almalaurea in questo senso ci confortano, perché le persone trovano lavoro nel 75% dei casi entro il primo anno e nel 95% dei casi entro il secondo: questo significa che il titolo di laurea preso nella nostra Università è spendibile. Il messaggio che vorremmo trasmettere ai nostri ragazzi è che non li vogliamo abbandonare: i partecipanti al Graduation Day tra l’altro si iscriveranno alla Fondazione Alumni, che offrirà una serie di opportunità, occasioni e incontri di lavoro che dovrebbero facilitargli l’inserimento nel mondo occupazionale”.
L’obiettivo, aggiunge il rettore, è “tentare di creare una connessione che duri nel tempo e permetta ai nostri ragazzi di trovare il lavoro che cercano a casa nostra: dobbiamo insistere sul fatto che si può andare fuori, ma si deve tornare per portare quanto imparato fuori e fare della Sicilia una terra di eccellenza. Serve una connessione ancora migliore con il mondo del lavoro: questo già è parzialmente avvenuto, in quanto i nostri tirocini avvengono in fase pre laurea con la partecipazione delle aziende, ma sarebbe interessante che si mettesse in atto un sistema di defiscalizzazione per chi assume. Questo, insieme all’aumento degli stipendi, costituisce un ingrediente di successo sicuro: nessun ragazzo ha il piacere di dover lavorare per forza a Milano con uno stipendio da 1.500 per vivere in una condizione personale e familiare non sufficiente. La Sicilia ha mezzi e strumenti, ora abbiamo bisogno dei cervelli”.
Secondo Lagalla l’ateneo palermitano, al pari di tutti gli altri in Italia, “ha il compito di preparare la classe dirigente all’assunzione delle responsabilità e all’esercizio critico, consapevole e responsabile del diritto e dovere di cittadinanza, che si esplicherà nella scelta che farete per il vostro percorso professionale. Il momento storico non è facile, anzi vede uno scontro tra modelli che pensavamo non potessero entrare nella vita delle nostre comunità: questo deve motivare tutti i ragazzi ed essere oggetto di riflessione da cittadini e di impegno ulteriore da professionisti. Da parte delle istituzioni vi è l’esigenza forte e incomprimibile di mostrare credibilità, concretezza e opportunità: d’altro canto senza le skills adeguate è molto più difficile conseguire un’occupazione e un posto di lavoro qualificato, quindi il mio augurio è che la maggior parte di questi ragazzi possa rimanere in Sicilia per arricchire le nostre competenze e alimentare le nostre speranze”.
Per Mirri la parola d’ordine, da trasmettere a tutti i ragazzi presenti, è sogno: “Sono stato alunno di questa Università, presso la facoltà di Economia. Quello che coltivavo qui, a parte lo studio nel quale ammetto che non ero bravo, erano i sogni: credo di aver avuto la fortuna di aver sognato e capito in che modo realizzarli. Il mio sogno da bambino era fare il presidente del Palermo: da piccolo guardavo mio zio Renzo Barbera come una figura irraggiungibile, ma con il tempo ho imparato a volare da solo. Bisogna sempre sognare con i piedi per terra: la città in questo momento sogna la Serie A e il nostro mister Inzaghi è la perfetta rappresentazione di chi ha iniziato a sognare da bambino ed è diventato campione del mondo”.
-Foto xd8/Italpress-
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