Mafia, l’avv. Porcello (pentita?) lancia la “pista catanese”

Redazione

| Pubblicato il giovedì 30 Dicembre 2021

Mafia, l’avv. Porcello (pentita?) lancia la “pista catanese”

Dichiarazioni rilevanti durante il processo Xydi
di Redazione
Pubblicato il Dic 30, 2021

La redazione è l'insieme dei giornalisti che lavorano per una testata giornalistica, un'emittente televisiva o radiofonica. È coordinata dal caporedattore che organizza il lavoro di tutti e fa da cinghia di trasmissione nei rapporti con il direttore responsabile.

La “pista catanese” preannunciata dall’avvocato Angela Porcello, arrestata nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Xydi”, l’altro giorno in udienza con la sua dichiarazione di intenti volta a collaborare pienamente e lealmente con la giustizia c’è e non è una novità per i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

Tracce copiose dei legami ed interessi tra mafia canicattinese, capeggiata dall’ex compagno della donna, Giancarlo Buggea, e cosche mafiose etnee ce ne sono già nel provvedimento di fermo eseguito il 2 febbraio scorso dai carabinieri del Ros di Palermo, seppur costellati da omissis che rendono difficoltosa la cognizione delle vicende e l’identità delle persone chiamate in causa.

Peraltro, altre inchieste giudiziarie, ad esempio le recenti “Halicon” e “Assedio” e la più datata “Ghost Saraceno” del 2006 che portò alla cattura di Buggea e del “professore” Giovanni Lauria, boss e “consigliori” di Licata, fecero emergere i collegamenti diretti con le cosche catanesi, soprattutto con quella calatina ai quei tempi comandata da Ciccio La Rocca.

Non a caso l’inchiesta “Xydi” nasce da una costola di altra indagine svolta dall’Autorità giudiziaria di Catania riguardante le famiglie di Cosa nostra di Catania, Caltagirone e Lentini (clan Nardo), quando veniva documentata, nei primi mesi del 2016, “una rilevante sequenza di riunioni e colloqui intercorsi tra Turi Seminara – già condannato in via definitiva per partecipazione ad associazione mafiosa e ritenuto il reggente della famiglia di Caltagirone, il suo più fidato sodale Cosimo Ferlito e taluni soggetti licatesi, tra i quali spiccava in particolare Giovanni Lauria. Le qualificate dinamiche relazionali extra provinciali che emergevano nel contesto di tali investigazioni, attualizzavano i solidi e risalenti legami esistenti tra Cosa nostra agrigentina e quella catanese”.

Adesso, come è noto, si inserisce, perentoria, la volontà collaborativa dell’avv. Porcello che mette in chiaro, con uno scritto depositato l’altro ieri in udienza, che su vicende catanesi sa molte cose inedite e mai indagate. Con riferimento alla pista catanese, già in passato l’aspirante collaboratrice aveva affermato di poter rivelare una trentina di nomi assolutamente sconosciuti ai pm antimafia catturando così l’attenzione degli inquirenti che, tuttavia, al momento non ritengono Angela Porcello degna di attenzione avendo sinora rivelato fatti e nomi già noti ed emersi nel corso delle investigazioni.

L’altro ieri l’avvocato Porcello, collegata in video conferenza dal nuovo carcere che la ospita (è stata trasferita recentemente dal carcere di Latina sembra per alcuni problemi riscontrati dalla detenuta ed ancora non chiariti), ha voluto manifestare apertamente questo suo nuovo corso ad inizio dell’Udienza preliminare del processo “Xydi” chiedendo di poter parlare sia con il Gup del Tribunale di Palermo, Paolo Magro che con  il  pubblico ministero presente nell’aula bunker, Geri Ferrara. Emerge chiaramente una circostanza non indifferente: Angela Porcello sa che non può più barare. E sa che il suo futuro dipende da lei.

Intanto, c’è da mettere meglio a fuoco la necessità paventata da Buggea e Simone Castello (un fedelissimo di Riina e Bagarella) di poter “controllare il porto di Catania” per dare corso con emissari americani della famiglia Gambino di New York l’attivazione di una lucrosa ed articolata sinergia criminale transnazionale.

Buggea intercettato, spiegava a Castello che “l’emissario americano gli aveva paventato la possibilità di fare “altri discorsi” (e cioè evidentemente operazioni illecite) per i quali servivano delle “zone portuali” infiltrate o controllate da Cosa nostra siciliana, precisando di essere interessato al porto di Catania in quanto a Palermo già queste non meglio precisate attività illecite erano in corso e che una eventuale cointeressenza della locale famiglia mafiosa avrebbe fruttato per questa una percentuale del 20% dell’affare illecito”.

E poi, si dovrà chiarire meglio il senso di due incontri, intercettati e filmati a Catania nel gennaio 2020 al  Bar Europa e al “bar che c’è l’aereo” (riferito al Caffè Parisi, sito nei pressi dell’aeroporto di Catania) degli stessi Buggea e Castello con l’imprenditore catanese Giuseppe La Spina, che per gli inquirenti “risultava essere in stretti rapporti con gli uomini d’onore catanesi omissis. Inoltre “il legame tra Giuseppe La Spina e Alfio Aiello si è nel tempo ulteriormente rafforzato per via del fatto che il figlio di Aiello convive con la figlia di La Spina”.

Di rilievo e da mettere a fuoco compiutamente, una vicenda estortiva che chiama in causa direttamente il gruppo imprenditoriale “Rocchetta”. Lauria e Buggea avrebbero dovuto imporre, su richiesta di due imprenditori di Ramacca, una fornitura di uova al gruppo Rocchetta da vendere nei loro grandi magazzini. La richiesta proveniva dalla figlia (come la chiama Buggea) “dello zu Cicio Taibi” (per i carabinieri è l’uomo d’onore catanese Vincenzo Taibi inteso Cecio).

di Redazione
Pubblicato il Dic 30, 2021

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