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Corruzione, condannati due imprenditori di Paternò

Il gup del tribunale di Palermo Marco Gaeta ha condannato a 4 anni ciascuno i due imprenditori Emanuele Gaetano Caruso e Daniela Pisasale, originari di Paterno’ (Catania), con l’accusa di avere corrotto un funzionario della Rap, Vincenzo Bonanno: lo scopo sarebbe stato quello di accelerare i pagamenti dovuti alle imprese Realizzazioni e montaggi e Ecoambiente Italia e comunque di ottenere un canale privilegiato, nella corresponsione delle somme, da parte della Rap, azienda che cura l’igiene ambientale di Palermo e la gestione della discarica di Bellolampo.

I due imputati, che furono arrestati nell’agosto scorso, dopo avere consegnato una mazzetta da cinquemila euro, hanno scelto il rito abbreviato, fruendo dello sconto di pena di un terzo, mentre Bonanno ha optato per il rito ordinario e sara’ giudicato in tribunale a partire dall’8 di ottobre. Il giudice ha accolto le tesi dei pm Gianluca De Leo e Claudia Ferrari, del pool coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Guido, ma ha riqualificato il fatto come corruzione impropria (“per l’esercizio della funzione”), dato che Bonanno, funzionario tecnico in servizio nell’impianto di Bellolampo, avrebbe accettato soldi per compiere un atto conforme ai doveri di ufficio.

L’operazione fu effettuata dalla Direzione investigativa antimafia di Trapani, che stava seguendo, sotto il coordinamento della Dda, un filone di indagine sul ciclo dei rifiuti, partito dagli accertamenti compiuti sull’imprenditore dell’eolico e delle energie alternative Vito Nicastri, originario di Alcamo (Trapani). Caruso, Pisasale e Bonanno, dopo essere stati ai domiciliari, sono tornati liberi alcuni mesi fa. La Rap e il Comune di Palermo, nel procedimento davanti al Gup Gaeta, non si sono costituiti parte civile.

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Redazione