Per la prima volta siamo stati all’interno della casa del Giudice Rosario Livatino, a Canicattì. Esattamente lì dove la movida serale si abbuffa di musica e aperitivi ci siamo affacciati dalla finestra della “stanzetta” del giudice Beato e abbiamo osservato la città che si sta preparando ad un evento storico importante: il corpo del Beato Rosario Angelo Livatino sarà traslato dalla cappella del cimitero comunale alla chiesa Santa Chiara. A darne l’annuncio era stato l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano lo scorso 29 ottobre, memoria liturgica del Beato. Ad aprirci le porte di casa Livatino è stata Claudia Vecchio, presidente dell’associazione che gestisce con ammirabile cura la dimora di una famiglia che da quel 21 Settembre 1990 non ha più avuto pace. Della casa di Rosario Livatino, la cosa che di più ci ha colpito, è stato vedere lo stato di conservazione degli ambienti. Tante volte usiamo la frase “il tempo si è fermato” ma in questo caso è davvero così. La “stanzetta” davvero piccola da meritarsi il vezzeggiativo che si usa per le camere da letto dei ragazzini è uno scrigno di normalità. Si rimane pietrificati davanti alla collezione di videocassette registrate in televisione che il Giudice teneva nella parete davanti al suo letto e i fumetti, quelli sono stati la conferma di quanto un uomo riesca a tornare bambino quando è nella sua stanzetta. Non sapremo mai quanto sia stato difficile convivere con un tessuto sociale permeato di criminalità spicciola, di giovani come Rosario che ai Topolino preferirono le pistole, quei killer bambini che hanno venduto l’anima alla miseria, alla puzza di sangue e al dolore procurato a gente perbene. Dentro quella casa non si respira in alcun angolo puzza di vecchio ma solo odore di felicità, quella che si respira dove si è sempre stati bene. Quella stanza profuma di lealtà, di rifugio e di famiglia; di paure gridate contro il cuscino e di consolazioni di mamma e papà. Sarà per sempre la casa di quel ragazzo che tanto ha pregato affinchè i suoi sogni si realizzassero e, permettetemi, chi è figlio unico come me può comprendere un po’ più a fondo. No?
| Pubblicato il giovedì 27 Febbraio 2025