“Fragilità è resilienza”, inaugurato il nuovo anno accademico dell’Università degli Studi di Palermo

Redazione

| Pubblicato il martedì 03 Marzo 2026

“Fragilità è resilienza”, inaugurato il nuovo anno accademico dell’Università degli Studi di Palermo

di Redazione
Pubblicato il Mar 3, 2026

“Fragilità è resilienza”, inaugurato il nuovo anno accademico dell’Università degli Studi di Palermo

PALERMO (ITALPRESS) – Un’occasione da un lato per celebrare una crescita che non si arresta, dall’altro per rilanciare l’idea della fragilità non come debolezza ma come forza: l’Università di Palermo festeggia 220 anni di attività con l’inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026. L’evento si è svolto nell’Aula Magna del dipartimento di Ingegneria: si tratta, come ogni anno, di una tappa significativa per la comunità universitaria e la città, nonché di un rinnovato impegno dell’ateneo nei confronti del territorio. Al centro dell’appuntamento c’è il tema Fragilità è resilienza: in un contesto globale particolarmente complesso, l’Università sceglie di schierarsi al fianco dei suoi ragazzi offrendo loro strumenti di supporto e di confronto. Secondo i dati del Servizio integrato di ateneo per il supporto psicologico (Siasp), istituito a novembre 2024, sono 750 le richieste pervenute relativamente a problemi di ansia o tristezza: la metà di queste prevede interventi di non breve durata, mentre il 3% di queste arriva da studenti stranieri; inoltre, nel solo 2025 sono state erogate 7.500 ore di intervento ad opera di due psicoterapeuti.

Guardando invece ai numeri aggiornati dell’ateneo, il numero di corsi di studio si attesta a 165 con 80 lauree triennali, 74 magistrali e 11 magistrali a ciclo unico: relativamente ai nuovi corsi ce ne sono tre fra le triennali (Ingegneria industriale e Informatica in lingua inglese, Diritto per l’innovazione della pubblica amministrazione, Scienze e tecnologie delle produzioni animali), due di area sanitaria (Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, Tecniche ortopediche), uno magistrale (Economia e Management delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese) e uno magistrale a ciclo unico (Building and Architectural Engineering Ingegneria edile – Architettura). A livello nazionale l’ateneo si attesta al secondo posto in Italia per numero di attivazioni, con oltre 30 corsi di studio in quattro anni. Il numero dei laureati è cresciuto di 8mila unità rispetto all’anno precedente (+5%), mentre le immatricolazioni sono cresciute del 9,5% a livello complessivo e del 25% nelle lauree magistrali: il totale delle iscrizioni è invece aumentato del 7%.

Significativi anche i numeri dell’internazionalizzazione con 626 nuovi studenti, 415 iscrizioni nelle lauree magistrali e oltre 200 registrazioni in più rispetto all’anno accademico precedente (+45,3%). “Il nostro è un ateneo in costante aumento, i nostri parametri sono tutti positivi soprattutto per quanto riguarda la crescita delle immatricolazioni – sottolinea il rettore Massimo Midiri, – La nostra reputazione è cresciuta proprio per la politica di lavorare insieme alle imprese; anche i numeri internazionali sono in netto aumento, così come l’attrattività di Palermo come Università mediterranea”. La scelta della fragilità come resilienza, aggiunge, è dettata dalla volontà di adottare “un approccio più ottimistico legato all’analisi di quello che i ragazzi percepiscono. A volte l’esperienza universitaria si traduce in una straordinaria esperienza di vita, in altre ci sono fatti di carattere familiare, sociale e personale che portano a disturbi della personalità, della psiche, della fragilità psicologica che si possono risolvere autonomamente o evolvere verso disturbi peggiori: l’ateneo ha voluto mettere in piedi una rete di controllo, attraverso un apposito centro psicologico, in cui gli specialisti attraverso dei questionari interagiscono in maniera molto agevole con i ragazzi e ne percepiscono i malesseri anche in forma lieve”.

“Questa cosa è stata molto apprezzata dai ragazzi, sanno che noi lavoriamo per loro in quella logica di costruire giorno per giorno un ateneo che vede lo studente al centro in chiave non formale, ma sostanziale”. Gli fa eco il direttore generale dell’Università Antonio Sorce: “La scelta del tema Fragilità è resilienza deriva da un contesto che in questo momento vede una grande fragilità da parte della società e della comunità studentesca: si è pensato di affrontare questo tema con un momento di riflessione che mette in campo una volontà di resilienza, cioè superare la fragilità per farla diventare un’occasione per ritrovare la forza, sia nella comunità studentesca che nella stessa Università, di assicurare un futuro prospero ai nostri ragazzi”. Nel suo discorso agli studenti Midiri ha celebrato due figure: una è il giovane palermitano Mauro Glorioso, che ha recentemente ricevuto dal presidente della Repubblica il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, come esempio di resilienza e determinazione per aver conseguito la laurea in Medicina dopo essere rimasto tetraplegico; l’altra è il fisico di fama internazionale Antonino Zichichi, morto lo scorso 9 febbraio dopo aver dedicato la propria esistenza alla scienza e alla costruzione di ponti culturali in contesti difficili.

Il rettore si è poi soffermato su due realtà siciliane che nella loro fragilità si sono dimostrate resilienti: da un lato Gibellina, rinata dopo il terremoto del 1968 e divenuta Capitale dell’arte contemporanea nell’anno corrente; dall’altra Niscemi, che dopo la frana di gennaio sta dimostrando grande capacità di reazione e coesione. Alla cerimonia ha preso parte anche lo scrittore Marco Rovelli: “I ragazzi devono capire che le fragilità sono una forza, ma dovrebbero capirlo prima di tutto gli adulti, che troppo spesso non si rendono conto delle trasformazioni che i giovani hanno subito essendo cresciuti in un mondo che negli ultimi 40-50 anni è radicalmente cambiato e ha avuto una mutazione antropologica profondissimi. I risvolti psichici di queste trasformazioni sono altrettanto profondi: se gli adulti non si prendono la responsabilità di comprendere quanto lo sguardo dei giovani sia dislocato difficilmente arriveranno a dargli quello spazio necessario per far sì che la fragilità possa trasformarsi in forza”.

Perché questo avvenga, aggiunge, “è necessaria una condivisione, uscendo dall’individualizzazione e dall’isolamento e tornando a concepire la relazione come spazio fondamentale di una crescita: prima viene la relazione, poi l’individuo. Il compito primario delle scuole di ogni ordine e grado è quello di creare spazi di autonomia, cooperazione e collaborazione: questo è difficile in un mondo che va in tutt’altra direzione e mette al centro il governo dell’io, occorre che la scuola e l’Università vadano controcorrente”.

– foto xd8/Italpress –

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Pubblicato il Mar 3, 2026


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