“Ragno”, “Colosseo”, “Vaticano”: le chat criptate per far arrivare la droga a Villaseta 

Redazione

| Pubblicato il mercoledì 02 Aprile 2025

“Ragno”, “Colosseo”, “Vaticano”: le chat criptate per far arrivare la droga a Villaseta 

di Redazione
Pubblicato il Apr 2, 2025

Ragno, Colosseo, Vaticano. Potrebbero sembrare nomi di fantasia usciti direttamente da una serie tv ma sono nickname reali utilizzati da alcuni degli indagati per parlare su chat criptate e acquistare, smerciare e far arrivare stupefacente in tutta Italia. Anche a Villaseta, centro nevralgico delle rotte del narcotraffico agrigentino e non soltanto. È quanto emerge dalla maxi inchiesta della Dda di Brescia che ieri ha portato all’arresto di 42 persone. Tra questi vi è anche Pietro Capraro, 40 anni, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Villaseta. Per gli inquirenti, come peraltro emerso nelle recenti inchieste, il boss era riuscito a tessere importanti legami con esponenti di peso del traffico internazionale di droga.

Rapporti che molto spesso correvano su piattaforme di messaggistica criptate, in teoria non rintracciabili grazie a dei server esteri. In teoria. Perchè nel febbraio 2023, autorità olandesi e tedesche, riescono a scardinare questo meccanismo e vengono sequestrati server e decriptati tutti i messaggi di Exclu, la piattaforma utilizzata dagli indagati per acquistare droga e armi. E agli investigatori si è aperto un mondo. Ed è in questo modo che vengono anche intercettate le chat tra Pietro Capraro, che utilizza il nickname “Ragno”, e i suoi fornitori che, come detto, sono nomi di primo: Antonio Pizzata e Antonio Pipicella, alias Colosseo e Vaticano, figlio e nipote di Giovanni Pizzata, soggetto di elevatissima caratura criminale calabrese. C’è anche Antonio Callipari, 32 anni, di San Luca. Nonostante la giovane età è un soggetto che ha dimostrato una pericolosità fuori dal comune e agganci nel narcotraffico non indifferenti. Nel 2017 sfuggì al blitz “Ignoto23” per darsi alla latitanza prima di essere arrestato dai carabinieri in un appartamento con 80 mila euro in contanti e documenti falsi. Il suo nome è legato anche alle minacce ai giornalisti Rai nel corso di una puntata di “Presadiretta”: “Non tornate più a San Luca se no siete morti”.

Tra gli interlocutori principali di Capraro vi è certamente Antonio Pizzata. L’11 dicembre 2022 viene intercettata la chat tra i due. Pizzata chiedeva a Capraro quanto stupefacente fosse rimasto e l’agrigentino rispondeva di aver ancora a disposizione 36 chilogrammi di hashish. Negli scambi successivi l’indagato affermava di attendere la consegna di “f 120” ovvero 120 chilogrammi di hashish e “b 20”, da intendersi – alla luce del contesto generale in cui sono avvenute le interlocuzioni – per 20 chilogrammi di “bamba” ovvero cocaina. E ancora, agli atti, una fornitura di 30 chilogrammi di cocaina. Pizzata, due giorni dopo la monitorata consegna di 100 mila euro a saldo di una pregressa fornitura, in data 15 dicembre 2022, chiedeva al Capraro dove far arrivare il camion che avrebbe scaricato la nuova partita di stupefacente concordando la stazione di carburante Erg lungo la SS640. Pizzata delega Pipicella per le ultime fasi della consegna con Capraro che dice a quest’ultimo di attendere perchè sul posto sarebbe arrivato un soggetto a bordo di un carro attrezzi. Una ventina di minuti dopo giungeva conferma del buon esito della compravendita e il Capraro avvisava il Pipicella che il corriere era arrivato sano e salvo a casa. 

di Redazione
Pubblicato il Apr 2, 2025


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