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Il femminicidio di Lorena Quaranta, ultimo atto: fissata udienza in Cassazione 

Lorena Quaranta, ultimo atto. Il processo sul femminicidio dell’aspirante medico di Favara, uccisa dal fidanzato il 31 marzo di cinque anni fa, approda per la seconda volta in Cassazione. Saranno i giudici della quinta sezione della Corte Suprema a pronunciarsi il prossimo 20 maggio sul ricorso presentato dai legali di Antonio De Pace, l’infermiere calabrese condannato quattro mesi fa all’ergastolo dalla Corte di assise di appello di Reggio Calabria. Si va, dunque, verso un altro – doloroso – capitolo giudiziario. L’ennesimo e si spera anche l’ultimo.

Il caso, dunque, torna per la seconda volta in Cassazione dopo che i giudici ermellini avevano annullato la prima condanna all’ergastolo dell’imputato chiedendo ai giudici di appello di valutare la sussistenza delle attenuanti generiche divenute ormai note come “stress da covid”. Corte di assise di appello di Reggio Calabria che, così come aveva fatto in precedenza quella di Messina, decise di non concedere alcuna attenuante confermando la condanna all’ergastolo. Adesso un nuovo ricorso con i difensori dell’ex fidanzato di Lorena – gli avvocati Bruno Ganino e Salvatore Staiano – che in particolare lamentano “una motivazione illogica, contraddittoria, apodittica; specialmente carente e in acuizione di avversità con la sentenza di Cassazione che, rinviando, richiedeva, in specie, che nel commisurare la pena venisse tenuto conto dell’ influenza della condizione psicoemotiva vissuta dal De Pace.”

Lorena Quaranta, giovane studentessa di Favara, viene uccisa da Antonio De Pace la notte del 31 marzo 2020 in un appartamento di Furci Siculo che i due giovani condividevano. È stato lo stesso infermiere calabrese a chiamare i carabinieri al telefono: “Venite, ho ucciso la mia fidanzata”. Il movente non è mai stato del tutto accertato. De Pace ha infatti sostenuto, almeno nelle prime fasi delle indagini, di avere ucciso Lorena perché convinto di aver contratto il Covid-19 a causa sua.

I familiari di Lorena, rappresentati dall’avvocato Giuseppe Barba, sperano che la vicenda possa chiudersi una volta per tutte. Negli scorsi giorni il papà dell’aspirante medico, Vincenzo Quaranta, era intervenuto su un altro femminicidio – quello di Sara Campanella – avvenuto sempre a Messina a cinque anni esatti dall’assassinio di Lorena: “Questa morte ha molte similitudini con quella di mia figlia Lorena avvenuta 5 anni fa sempre il 31 marzo. Purtroppo per mia figlia ancora non abbiamo avuto giustizia definitiva e dovremo attendere la Cassazione. “Sono veramente amareggiato – aggiunge Quaranta – perché dovremo attendere ancora molti anni visto che il legale di chi ha ucciso mia figlia è voluto ricorrere ancora in Cassazione. Ma a parte i tempi della giustizia che sono incredibili, è veramente allucinante come la vita di mia figlia e di quest’altra ragazza non valesse niente per questi uomini. Oggi non ci sono più valori e rispetto per le donne. Nella nostra società è davvero complicato affrontare queste situazioni. Siamo sempre più soli”.

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Redazione